La tragedia degli ebrei di Salonicco

Salonicco rimase parte dell’Impero Ottomano fino al 1912, quando passò alla Grecia. I greci si trovarono davanti una vera e propria Babele multietnica: su una popolazione di 157 889 abitanti, il 29% erano turchi, il 25% greci, il 4% bulgari (erano l’8% nel 1890), il 2% zingari, l’1% altri gruppi. Il restante 39% (addirittura il 47% nel 1890) erano ebrei, in tutto 61 439: per questo Salonicco era chiamata la Gerusalemme d’Europa.

Questi ebrei erano per lo più Sefarditi, fuggiti dalla Spagna dopo l’editto di espulsione di Isabella di Castiglia nel 1492. I sultani ottomani offrivano loro condizioni molto favorevoli: erano inquadrati nel sistema dei millet, che, se da una parte faceva dei non musulmani dei cittadini “di serie B”, dall’altra li proteggeva e dava loro dei diritti inimmaginabili in un Occidente dilaniato dalle guerre di religione. La Gente del Libro (ebrei, ortodossi, cristiani armeni..) non era perseguitata, anzi ogni comunità costituiva una nazione (millet), e il leader religioso della comunità era anche il “capo” civile, che amministrava la giustizia, riscuoteva le tasse e rappresentava la comunità davanti al sultano: assolutamente all’avanguardia per l’Età Moderna.

Gli ebrei di Salonicco hanno sempre mantenuto la loro identità spagnola: tuttora i pochi che sono rimasti parlano Ladino, che non c’entra nulla con il Ladino delle Dolomiti, ma è uno spagnolo arcaico con prestiti dall’ebraico. Oltre ai Sefarditi esisteva anche la comunità Romaniota, la più antica d’Europa, discendente addirittura dai tempi di Alessandro Magno.

Purtroppo, però, oggi della Gerusalemme d’Europa non rimane quasi più nulla. Già nel 1917 un incendio distrusse gran parte del quartiere ebraico, poi, dopo la catastrofe dell’Asia Minore (1922) e i tragici scambi di popolazione tra Grecia e Turchia, cominciò a diffondersi l’antisemitismo.

Nel 1940 Mussolini fallì miseramente la conquista della Grecia, poi nel 1941 i nazisti invasero il Paese e lo divisero in tre parti: una bulgara, una italiana e una tedesca. Salonicco, purtroppo, finì in quella tedesca, e il destino degli ebrei era segnato. I nazisti mandarono il criminale Alois Brunner a gestire la “questione ebraica” in Grecia. Si iniziò con l’applicazione delle leggi di Norimberga, poi i lavori forzati in loco, poi, inevitabilmente, la deportazione. Aiutati da diplomatici italiani come Guelfo Zamboni, alcuni riuscirono a fuggire in Italia o ad Atene, che era nella zona d’occupazione italiana. Molti di loro furono deportati dopo l’armistizio, fra questi Schlomo Venezia, uno dei pochissimi sopravvissuti dei Sonderkommandos. Nel 1943 c’erano 50 000 ebrei in città. Circa il 95–98% di loro furono deportati ad Auschwitz e negli altri campi, e quasi tutti morirono. Solo 1950 ebrei sopravvissero alla guerra, e molti emigrarono. Oggi ne rimangono solo 1100.

La cosa più orribile, forse ancora più dell’Olocausto, è che, mentre gli ebrei erano ad Auschwitz, i tedeschi e i greci distrussero il cimitero ebraico e utilizzarono le tombe come materiale di costruzione. Oggi al posto del cimitero sorge l’Università Politecnica di Salonicco. Per questo un bellissimo e straziante documentario su Youtube parla di “città con l’amnesia”: della comunità ebraica di Salonicco non rimane quasi nulla, e solo nel 2018, con giusto 7 decenni di ritardo, è stato inaugurato il Museo dell’Olocausto di Salonicco.

L’Europa di oggi è figlia di queste tragedie. Quando gli ultimi sopravvissuti ci lasceranno, spetterà a noi tramandare la memoria. Non facciamoci trovare impreparati!

PhD student in Economics at Trento University. Passionate about politics, economics, languages and history, especially the Habsburg Empire.

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