Solo con i soldi non si aiuta l’Italia- ora bisogna combattere la battaglia contro l’erbaccia burocratica

Non è il Coronavirus il principale responsabile della recessione in Italia. Il caos normativo imbriglia l’economia già da tempo.

Di Andres Wysling, originale: https://www.nzz.ch/international/italien-buerokratie-verschaerft-coronavirus-krise-ld.1553672

<<L’Italia è in guerra>>-questa affermazione è falsa. È vero, il Coronavirus ha causato più di 20 000 morti. Ma non si contano i soldati caduti sul campo di battaglia, la popolazione attiva non è stata decimata, ponti e fabbriche non sono stati distrutti. L’Italia non è un Paese in macerie. La manodopera e gli impianti di produzione sono intatti, la società non è completamente sfibrata. Questi sono davvero buoni presupposti per un nuovo inizio.

<<Ora serve un Piano Marshall>>- questa richiesta ai partner europei è in qualche modo giustificata. L’Italia è stata il primo Paese a essere colpito dalla pandemia, completamente impreparata, mancava l’esperienza nel rapporto con questo patogeno. Altri Paesi europei, con l’esempio italiano davanti agli occhi, hanno potuto prendere le loro misure ed evitare gli errori. I più, a quanto pare, se la sono cavata con meno.

L’Italia, però, non si salva solo con i soldi. Il Paese deve attuare riforme, la cui necessità è nota da decenni, ma che sono sempre state rimandate alle calende greche. Gli italiani devono ristrutturare il loro Stato, per creare un quadro normativo affidabile e vincolante per il funzionamento della società e dell’economia. In Italia vale forse ancora di più che altrove: il Coronavirus ha certamente scatenato l’ultima crisi economica, le cui vere cause, però, sono più profonde.

L’incertezza del diritto-un fallimento dello Stato

L’economia italiana negli ultimi due decenni non è cresciuta per niente. La causa di questo ristagno è un vero e proprio fallimento dello Stato: il caos burocratico e una giustizia inaffidabile bloccano lo sviluppo economico. Gli investitori evitano l’Italia, perché i loro soldi là sembrano meno al sicuro, perché i loro progetti potrebbero essere rallentati o bloccati da imprevedibili decisioni “dall’alto”. Con gli investimenti mancano anche le innovazioni, il che si riflette in una produttività in declino.

Proprio in mezzo alla crisi si è manifestata di nuovo la voglia di proliferazione burocratica. A livello statale, regionale e comunale, nel giro di pochi giorni sono state approvate diverse migliaia di pagine di decreti d’emergenza. Sono per lo più formulati in maniera prolissa, con un contenuto in parte poco chiaro o addirittura contraddittorio. Nessuno può avere una visione d’insieme di cosa è giusto e cosa non lo è. Regole semplici e chiare sarebbero l’imperativo del momento, questo è diventato assolutamente chiaro nelle ultime settimane. Gli imprenditori italiani potrebbero quindi investire le loro energie per mettere in moto la produzione e non per affrontare i tempi morti burocratici.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, sogna tutto un altro modello. Il pentastellato vuole costruire una grande holding industriale statale, un nuovo <<Istituto per la Ricostruzione Industriale>>, esattamente secondo il modello fascista. Lo stato come sovrintendente- la micidiale acciaieria di Taranto, dove un’intera città è stata avvelenata da decenni con sovvenzioni pubbliche, dovrebbe essere un monito intimidatorio, soprattutto per il <<ministro del Sud>>.

Grandi idee e casse vuote- l’Italia entra nella crisi praticamente senza scorte. Una profonda recessione è alle porte, secondo le previsioni settoriali incombe un calo del PIL dell’8–10% o anche di più. Allo stesso tempo lo Stato deve fornire prestiti ponte alle imprese e assistenza sociale alle vittime della crisi. Il debito pubblico sarebbe così destinato a balzare a più del 155% del PIL. La riduzione del debito sarà ancora più difficile.

Da dove vengono tutti questi soldi? In un’Italia tartassata dalle tasse, la pressione fiscale sarebbe destinata ad aumentare. Proposte concrete del governo ancora non esistono. Ma già si prevede che lo Stato tasserà le case di proprietà dei cittadini e svaligerà i loro conti in banca, è già stata proposta anche una patrimoniale. Si parla anche di emissione di titoli di Stato a tassazione privilegiata con rendite indicizzate e scadenze <<perpetue>>. Gli italiani hanno pur sempre parcheggiato 1400 miliardi di Euro nei loro conti bancari, e con un’amnistia si potrebbe forse mobilizzare il denaro nero per una buona causa. La domanda è solo se i risparmiatori si fidano dello Stato e delle sue obbligazioni. Sarebbe ovvio riscuotere quelle imposte societarie che vengono evase su larga scala- ma qui si ritorna alla burocrazia.

Conflitti Nord-Sud

Per il momento si chiedono solidarietà e soldi dall’Unione Europea, e in modo piuttosto aggressivo. Roma s’irrigidisce sulla richiesta di <<Corona Bond>> a garanzia collettiva, con il sostegno dei paesi <<del Sud>> contro quelli <<del Nord>>, ma allo stesso tempo rifiuta 37 miliardi di euro di assistenza immediata dal Meccanismo Europeo di Stabilità per il sistema sanitario. Questa avventurosa tattica di negoziazione è non da ultimo determinata da idee preconcette e non è approvata da alcuni commentatori.

Il conflitto Nord-Sud si riapre ancora anche all’interno dell’Italia. Si dice che il Nord sarebbe colpevole dell’epidemia, perché gli imprenditori locali non avrebbero voluto chiudere le loro attività. Il Sud si farebbe ancora mantenere, invece che aiutarsi da solo, tuonano dall’altra parte. Le accuse e le lezioncine sono corrosive. Alla fine è tutta una questione di redistribuzione: i miliardi fatti saltare fuori devono essere distribuiti come assistenza sociale ai bisognosi del Sud o principalmente come aiuto economico per gli imprenditori del Nord?

A questo si aggiunge la solita baruffa fra destra e sinistra. Il populista di destra milanese Matteo Salvini ha attaccato in modo permanente il governo di sinistra di Roma, lo ha accusato di aver fallito su tutta la linea. Si pavoneggiava come l’uomo che conosce la soluzione per tutti i problemi, mentre lui stesso ha cambiato più volte le proprie ricette. Ultimamente è diventato piuttosto docile. Il governo regionale di destra a Milano, sotto la guida di Attilio Fontana, ha causato una vera e propria strage nelle case di riposo della Lombardia. Il bilancio della destra in questa crisi non sembra particolarmente buono.

Nel frattempo il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha dimostrato capacità di resistenza e prudenza nella crisi. Il professore di diritto pugliese ha ordinato al Paese la graduale riduzione dell’attività economica, la popolazione ha capito il suo approccio e ha sostenuto le misure. Un ruolo estremamente importante ha svolto anche il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Quando Salvini ha tentato di far cadere il governo nel bel mezzo della crisi, l’ha frenato-e Salvini si è lasciato frenare.

Democrazia rafforzata dalla crisi

Dopo il lockdown viene la riapertura. Le prospettive economiche dell’Italia sono particolarmente negative, soprattutto il turismo, la gastronomia e gli eventi potrebbero vivere di stenti ancora per diversi mesi. L’ulteriore corso degli eventi nei prossimi anni dipenderà in gran parte dal fatto che la burocrazia assolva o meno il suo compito. Per ora, la recessione farà salire la disoccupazione, le tensioni sociali e politiche probabilmente aumenteranno.

Non si sa per quanto tempo il governo sarà in grado di resistere, solo poche cose lo tengono insieme. Un’ampia alleanza destra-sinistra per superare la crisi sembra impossibile. Le elezioni anticipate sono probabili, anche se non sono previste nell’immediato. La lotta contro il mostro burocratico sarà così ritardata, ma ci vorrà comunque il suo tempo. Le prossime elezioni si svolgeranno in un’atmosfera politica radicalmente cambiata. La crisi del Coronavirus ha dimostrato che la popolazione sostiene la democrazia, nonostante le debolezze istituzionali dello Stato. C’è una richiesta di riforme, ma nessun desiderio di un <<uomo forte>>.

PhD student in Economics at Trento University. Passionate about politics, economics, languages and history, especially the Habsburg Empire.

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